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domenica 8 giugno 2008

Memoria, Comunità, Identità.

Memoria, Comunità, Identità... Tre parole che dovrebbero far riflettere la comunità LGBTQ Italiana. Parole che dovrebbero trovare il loro spazio e la loro importanza.
Memoria: ricordarsi sempre, comunque, e tutt* il perchè esiste un movimento LGBTQ. Un movimento che ancora oggi in Italia, è ''sfrangiato'' pieno di divisioni anche all'interno delle associazioni stesse. La memoria del perchè il Pride è importante, un momento di aggregazione fra diverse ''identità''. Il Pride che ''discende'' dai moti di Stonewall del 27/06/1969 quando davanti ad un locale (Stonewall Inn) un gruppo di persone, fra cui Silvya Riveira, decisero che era giunto il momento di non lasciarsi più ''calpestare' dalla polizia e per la prima volta davvero si unirono per combattere. In quel momento, davanti allo Stonewall Inn si creò il primo vero autentico ''movimento'' di rivolta, il Pride dovrebbe ricordare quel giorno, la storica rivolta delle persone LGBTQ di New York. Ma oggi, si perde il vero significato, l'essenza del Pride è troppe volte usata come ''macchietta'' dai mass media, che strumentalizzano le immagini e il significato autentico della manifestazione per dare una notizia colorita alle famiglie del mulino bianco italiane. Noi delle associazioni LGBTQ Italiane però, dovremmo riuscire a far si che passi il vero messaggio di ribellione e voglia di diritti, troppo spesso negati, difficile però se anche fra di noi si fanno giochi di potere. Sarebbe auspicabile, riuscire a ''distruggere'' le barriere che ci separano per creare davvero una solida comunità.
Comunità: non solo tante comunità, ARCILESBICA, ARCIGAY, TRANSGENDER, ECC...Ma una comunità davvero LGBTQ, anzi un'unica comunità che sia la molla per la messa in cantiere dei nostri diritti. Non disuniti, non gridando rivendicazioni differenti e non comuni, ma cercano il terreno comune dei diritti. Un terreno che certo non ci accomuna, perchè se le persone Gay e Lesbiche rivendicano la possibilità al ''matrimonio'', noi persone Transessuali/Transgender chiediamo a gran voce che sia possibile cambiare i documenti senza interventi demolitivi e spesso non voluti, che ci sia data la possibilità di iniziare il percorso di transizione (Autodeterminazione) senza che psicologi/psichiatri decidano delle nostre vite; come si vede ci sono istanze diverse ma comune è il senso di ''emarginazione'', quasi fossimi italiani di serie D. Isolati in piccole ''comunità'' come possiamo pretendere di cambiare le cose? Solo unendo le grandi forze del movimento LGBTQ possiamo fare la differenza.
Identità: non solo di genere... La nostra identità come individui, iniziare a porsi domande su chi si è, sul perchè è importante dare vita ad un ''nuovo movimento''. E' ora che non solo le persone Transessuali/Transgender si pongano domande, ma che anche l'altra componente del movimento inizi a chiedersi quali sono le prospettive future, ci deve essere la voglia di scoprirsi, di trovarsi sul terreno comune. Ma senza una ricerca delle nostre radici comuni, come possiamo pensare che esisterà davvero un movimento coeso? Troppe differenze, separazioni, punti di vista (io direi di svista) ci portano lontano dai nostri obbiettivi, e danno forza a chi vuole ''sotterrarci''.
Quindi una nuova visione della comunità, la voglia di partire di nuovo insieme, e non divisi, la forza che deriva dalla coesione e non la dispersione delle energie. Superare le diverse visioni e le separazioni del movimento LGBTQ non è certo cosa semplice ma se vogliamo che questa Italia, non sia più sotto il pungo di ferro della chiesa e delle istituzioni che ci negano ogni basilare diritto, dobbiamo certamente trovare la forza per divenire un ''gruppo'', pieno di differenze ma unito.
E poi non siamo proprio noi a dire che le differenze ci arricchiscono?
Rebecca

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